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venerdì 18 marzo 2011

RILEVAZIONI RADIOATTIVITA' AD ARDORE

Si segnala che sul sito http://www.brunomonteleone.it/ da oggi sarà possibile controllare il livello di radioattività dell'aria, presso la stazione meteo di Ardore Marina, gestita da Bruno Monteleone.


giovedì 3 febbraio 2011

Scoperto il 1° pianeta roccioso extrasolare.

Nel mese di Gennaio 2011 la NASA conferma l'esistenza di Kepler-10b: un pianeta roccioso esterno al nostro sistema solare. La scoperta è frutto di otto mesi di ricerca da parte del "Kepler Telscope", un telescopio che non si trova sulla superficie della Terra ma in orbita attorno ad essa.

Il diametro di Kepler-10b è 1,4 volte quello della Terra e la sua massa è pari a 4,6 volte la massa terrestre. Kepler-10b orbita attorno ad una stella simile al Sole, distante 560 anni luce che si trova nella costellazione del Drago (tra l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore).

La scoperta è stata resa possibile dalla precisissima misurazione della luminosità della stella attorno a cui orbita il pianeta, che diminuisce di una parte su diecimila ogni qualvolta il pianeta transita davanti ad essa.

Fino a questo momento si erano osservati soltanto pianeti extrasolari gassosi (come i "nostri" Giove, Saturno, Urano e Nettuno). Si conoscevano poi altri pianeti extrasolari candidati ad essere rocciosi, nel senso che con i dati a disposizionie non c'è certezza sulla loro composizione. Ora per la prima volta invece c'è la certezza che Kepler-10b sia roccioso, come la Terra.

Questo è un enorme passo avanti nella ricerca di pianeti extrasolari adatti alla vita, ma non un punto di arrivo. La temperatura su Kepler-10b è infatti troppo elevata per poter ospitare la vita così come la conosciamo: siamo circa a 2000°C che è abbastanza per fondere il ferro.

martedì 1 febbraio 2011

Incidente mortale ad Ardore Marina

Intormo alle 11,30 di ieri mattina alla periferia sud di Ardore, lungo la via Carducci, nelle vicinanze di un negozio di articoli per l’agricoltura, una casalinga di Ardore, Rosalba Trimboli di 48 anni è stata travolta da un autocarro adibito al trasporto di gas guidato da G.Z., di 62 anni di Rizziconi. La Trimboli, dopo l'impatto è rimasta incastrata sotto il pesante veicolo e trascinata per diversi metri. Nonstante i soccorsi e l'immediato trasporto presso il pronto soccorso dell’ospedale di Locri, per la donna non c'è stato nulla da fare.

lunedì 10 gennaio 2011

Detersivo al posto dell'acqua in bar Ardore, 2 operai feriti.

ARDORE M. (REGGIO CALABRIA), 8 GEN - Due operai sono stati ricoverati nell'ospedale di Locri, uno in gravi condizioni, dopo aver ingerito in un bar di Ardore per errore del detersivo liquido per lavastoviglie versato in due bicchieri di plastica al posto di dell'acqua.

Il barista, che unitamente a due caffe' ha versato nei bicchieri il detersivo, e' stato denunciato dai carabinieri per lesioni personali colpose. Uno dei due operai e' in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. Per l'altro ferito la prognosi e' di dieci giorni. (ANSA).

martedì 21 dicembre 2010

Geologi scoprono causa della grande gelata del 536 d.c

Roma, 21 dic. (Apcom) - Attorno al 536 dopo Cristo una misteriosa nube oscurò i cieli della Terra per diversi anni, causando siccità, carestie ed epidemie. Adesso gli scienziati credono di aver individuato la causa di quella che da molti è considerata la più grave catastrofe naturale del millennio scorso, con un raffreddamento delle temperature improvviso di tre gradi. Uno studio presentato da un gruppo di ricercatori al convegno dell’American Geophysycal Union (Agu) di San Francisco avrebbe rivenuto le tracce dell’impatto, violentissimo, di due meteoriti, scrive oggi il settimanale Der Spiegel sul suo sito online. I calcoli effettuati in precedenza stabilivano che a causare un raffreddamento del clima di quella portata era necessaria un’enorme nuvola di polveri generata dall’impatto di un meteorite dal diametro minimo di 300 metri, che finora non era mai stato individuato sulla superficie terrestre. I ricercatori hanno individuato un cratere, di 600 metri di diametro, sui fondali marini davanti alla costa australiana del Golfo di Carpentaria. Il secondo nei ghiacci della Groenlandia: le analisi di datazione delle particelle di meteorite confermano la teoria, indicando nel 539 dopo Cristo il momento dell’impatto.

giovedì 18 novembre 2010

Cambiamenti climatici

Roma, 18 nov. (Apcom) - I cambiamenti climatici? Non sono solo una piaga dei nostri giorni. I ricercatori dell’Università di Utrecth hanno individuato tracce degli effetti del riscaldamento globale risalenti a 40 milioni di anni fa. Oggetto dello studio apparso su Science sono state alcune specie di alghe marine, i cui scambi organici con l’atmosfera hanno permesso al team di studiare l’effettiva presenza di anidride carbonica nell’atmosfera durante l’Eocene. La ricerca, che ha visto la collaborazione anche del Royal Netherlands Institute for Sea Research dell’Università di Southampton, ha permesso di stabilire che i livelli di anidride carbonica sono più che raddoppiati nel corso di 400mila anni e che questa ha comportato un aumento delle temperature stimabile tra i 4 e 6 gradi. Le cause? Incerte, per ora. Movimenti tettonici e la nascita dei giganti himalayani i principali indiziati. "I dati del passato geologico della Terra ci permettono di capire cosa accadrà in futuro agli uomini", spiega uno dei ricercatori, Steve Bohaty.


sabato 6 novembre 2010

Vulcano Merapi: Possibili effetti climatici

5 Nov 10 - "Un serbatoio di magma senza precedenti, si nasconde sotto il vulcano Merapi", dice Birger Luhr, un vulcanologo ricercatore presso GFZ (GeoForschungsZentrum) a Potsdam, in Germania.
"Una stima approssimativa indica che vi è tre volte magma più di quello che è stato espulso dal vulcano Tambora in Indonesia nel 1815 - la più grande eruzione degli ultimi 10.000 anni, che ha portato ad un raffreddamento del clima a livello globale.
Temo che una tale eruzione potrebbe innescare una prossima era glaciale.
L'eruzione del Tambora causò "L'anno senza estate" del 1816, quando nevicava tutti i mesi dell'anno in Vermont. Gli agricoltori lo chiamarono "ore 18 e congelato a morte».

Anche se gli scienziati non sanno cosa fare di questa grande quantità di magma, Der Speigel riporta che i geologi prevedono una potenziale grande eruzione.
'Noi possiamo solo ipotizzare cosa farà il vulcano', dice Birger Luhr. "Merapi è difficilmente prevedibile"

venerdì 5 novembre 2010

Ecco una cometa come non si era mai vista

Un incontro ravvicinato avvenuto a circa 15 milioni di chilometri dalla Terra. La sonda della Nasa Deep Impact, grande come un'automobile, non ha mancato l'appuntamento con la cometa Hartley 2, accostandosi alla distanza minima consentita di 700 chilometri dal nucleo di roccia e ghiaccio e riuscendo a inviare a Terra e sugli schermi dei computer del Jet Propulsion laboratori (Jpl) della Nasa, dove si trova il centro di controllo della missione Epoxi.

«CI MANCA IL RESPIRO» - I tecnici hanno lavorato fin dalle prime ore della giornata per verificare che la sonda Deep Impact fosse nella posizione corretta per avvicinarsi alla cometa. Il pericolo da evitare erano i frammenti di ghiaccio che circondano come una nube il nucleo roccioso della cometa. Pochi minuti dopo aver raggiunto la distanza voluta (700 chilometri dal nucleo), la sonda ha puntato verso la Terra la sua antenna. A quel punto è cominciata una fase di controllo dei dati relativi alla sonda stessa e alle sue buone condizioni di salute. A verifiche avvenute, la Deep Impact ha cominciato a inviare a Terra i primi scatti della cometa, che ha curiosamente la forma di una nocciolina americana. Il suo nucleo appare irregolare e così bianco da essere brillante. «Ci manca il respiro al solo pensiero delle scoperte che ci aspettano», ha detto il coordinatore della missione Epoxi, Michael ÀHearn, dell'Università del Maryland.

GLI ALTRI INCONTRI RAVVICINATI - Quello tra la Deep Impact e Hartley 2 è stato il quintop incontro ravvicinato tra un veicolo spaziale e una cometa. La prima cometa ad essere avvicinata da una sonda spaziale è stata quella di Halley, che nel 1986 ha incontrato la sonda Giotto, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Nel 1999 è stata la volta della Wild 2, la cui polvere è stata catturata e portata sulla Terra dalla sonda della Nasa Stardust. La cometa 19P/Borrelly è stata avvicinata nel 2001 dalla sonda americana Deep Space. Infine la cometa Tempel 1 è stata avvicinata nel 2005 dalla piccola Deep Impact, che le ha scagliato contro un «proiettile» per studiare i detriti del nucleo.


mercoledì 3 novembre 2010

Temporale in corso ad Ardore

Violento acquazzone in corso ad Ardore dalle ore 19:04. In 15 minuti caduti quasi 20 mm di pioggia.

lunedì 1 novembre 2010

Fotografata la galassia più lontana

È un minuscolo punto di luce ma nasconde la galassia più lontana mai fotografata. L’impresa è riuscita al telescopio spaziale Hubble ed è stata confermata dagli astronomi europei che lavorano con il Very Large Telescope in Cile. La sua luce è così lontana che ha impiegato 13 miliardi di anni per arrivare sino a noi viaggiando alla velocità di 300 mila chilometri al secondo. Quando si formò l’universo aveva appena compiuto 600 milioni di anni dal Big Bang iniziale.
La sua taglia è piccola rispetto alla nostra Via Lattea, che ha un diametro di 100 mila anni luce e ai cui confini noi abitiamo. Quindi contenendo un numero di stelle minore (da un decimo a un centesimo) è poco luminosa e questa è la ragione per cui appare debole ed è stato arduo riprenderla anche per un potente telescopio come Hubble. Però quella poca luce intercettata ci racconta un capitolo importante dell’universo quando ancora era giovanissimo. Classificata UDFy-38135539, il telescopio spaziale della Nasa l’aveva intercettata con la sua Wide Field Camera-3 l’anno scorso impiegando ben 48 ore di esposizione per catturare il suo bagliore. Subito gli astronomi dello Space Telescope Science Institute di Baltimora si resero conto che doveva trattarsi di una galassia molto lontana, ma occorrevano altre misure per stabilire quanto remota fosse. Ora con il VLT sul monte Paranal nel deserto di Atacama sono riusciti nell’impresa precisando la sua distanza, appunto, in 13 miliardi di anni luce.
Allora l’universo non era molto trasparente e imponenti nubi di idrogeno creavano una fitta nebbia che impediva alla luce di viaggiare indisturbata. Tuttavia i raggi della piccola galassia primordiale dovevano essere così intensi da penetrare la nebbia al contrario di quelli di altre galassie più grandi ma più deboli. «Le foto di Hubble e di VLT», commenta Malcom Bremer della Bristol University e co-autore dell’articolo pubblicato su Natureche racconta la scoperta, «ci aiutano a capire come le isole stellari si formavano e crescevano. Quindi indagheremo altri candidati celesti simili è così amplieremo il panorama dello nostre origini».


La Nasa bombarda la Luna e trova argento e acqua

Dopo il bombardamento - effettuato dalla Nasa sul suolo lunare attraverso la sonda Lcross - è stata analizzata la colonna di detriti e vapore d'acqua sollevata. Nella zona esaminata sono presenti acqua e argento, oltre a zolfo, anidride carbonica, idrogeno, calcio, magnesio e mercurio. Secondo l'agenzia spaziale americana ci sarebbero le condizioni per uno stanziamento degli astronauti per condurre studi più approfonditi.


venerdì 29 ottobre 2010

Miliardi di pianeti simili alla Terra.

Circa una ogni quattro tra le stelle simili al nostro sole potrebbero avere pianeti delle dimensioni paragonabili alla nostra Terra. E' questa la conclusione di un nuovo studio finanziato da NASA e dall'University of California.
Si tratta del più esteso "censimento" planetario nel suo genere, cinque anni di studio nel W.M. Keck Observatory alle Hawaii, durante i quali gli astronomi hanno cercato in 166 stelle "vicine" a noi (e simili per dimensione al nostro sole) la presenza di sistemi planetari.
Le dimensioni degli esopianeti trovati vanno da 3 a 1000 volte la massa della Terra, ma i risultati mostrano che i pianeti più piccoli sono in netta maggioranza (cosa questa facilmente generalizzabile all'intera Galassia).

Le parole di Andrew Howard dell'University of California, capo autore dello studio che tra l'altro è pubblicato nel numero odierno della rivista Science: "Abbiamo studiato pianeti di molte dimensioni differenti, - un po’ come contare massi, pietre e ciottoli in un canyon - ed abbiamo trovato più rocce di massi e più ciottoli che rocce. La nostra tecnologia a terra non può vedere i granelli di sabbia (cioè i pianeti aventi massa simile a quella della Terra) però possiamo stimarne il numero".

La ricerca fornisce un indizio molto allettante che va nella direzione che i pianeti potenzialmente abitabili possano essere tutt'altro che una rarità, anzi piuttosto una cosa abbastanza comune.

Lo studio si è esteso per un raggio di 80 anni luce da noi ed ha interessato solamente i pianeti che orbitano vicino alle loro stelle entro 0,25 AU (Astronomical Unit, o Unità Astronomica, la distanza media Terra-Sole pari a 149.597.870,691 Km), in quella che viene definita "Hot Zone" di una stella.

Delle stelle osservate solamente l'1,6% hanno pianeti giganti (tipo Saturno, Giove), circa il 6,5% hanno pianeti di massa tra 10 e 30 volte la massa della Terra (tipo Nettuno ed Urano) e l'11,8% hanno pianeti definiti "Super-Terra", tra 3 e 10 volte la massa del nostro Pianeta.
Da questi dati gli astronomi hanno estrapolato che circa il 23% delle stelle simili al nostro Sole nella nostra Galassia "ospitano" pianeti più piccoli, le cui dimensioni sono simili alla nostra Terra (sempre orbitanti nella loro "hot zone").

Le parole di Geoff Marcy (University of California): "Questo risultato statistico è il frutto di anni di lavoro nella ricerca di esopianeti. I dati ci dicono che la nostra Galassia, con i suoi circa 200 miliardi di stelle, ha almeno [io userei il condizionale] 46 miliardi di pianeti aventi massa simile alla Terra, senza contare quelli che orbitano più lontano dalla loro stella".
 

mercoledì 27 ottobre 2010

Rifiuti nello spazio, l'Iss costretta a cambiare orbita per evitare la collisione

Per la seconda volta quest’anno la stazione spaziale internazionale Iss (International Space Station) è stata costretta a uno spostamento sull’orbita in cui vola a 400 chilometri d’altezza per evitare la collisione con un rottame spaziale. La manovra è stata effettuata lunedì alle 12.25 ora italiana come ha comunicato il centro di controllo russo di Kaliningrad, vicino a Mosca. Lo spazio intorno alla Terra è percorso, soprattutto a orbite abbastanza basse, da micro meteoriti e spazzatura spaziale con pezzi di taglio diverso che vanno da particelle microscopiche a elementi di svariati metri, tutti fuori controllo. Quando hanno costruito la stazione Iss hanno quindi provveduto a dotare le parti abitate di schermi protettivi capaci di frenare le particelle più piccole non superiori al centimetro e a prevedere statisticamente, calcolando l’affollamento e le orbite dei pezzi noti, almeno due spostamenti di posizione all’anno. Quindi l’operazione compiuta lunedì rientra nelle previsioni che purtroppo si dimostrano vere.


Tornado a Taranto

Ecco il video del tornado che ieri pomeriggio si è formato a Taranto.