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giovedì 18 novembre 2010

Cambiamenti climatici

Roma, 18 nov. (Apcom) - I cambiamenti climatici? Non sono solo una piaga dei nostri giorni. I ricercatori dell’Università di Utrecth hanno individuato tracce degli effetti del riscaldamento globale risalenti a 40 milioni di anni fa. Oggetto dello studio apparso su Science sono state alcune specie di alghe marine, i cui scambi organici con l’atmosfera hanno permesso al team di studiare l’effettiva presenza di anidride carbonica nell’atmosfera durante l’Eocene. La ricerca, che ha visto la collaborazione anche del Royal Netherlands Institute for Sea Research dell’Università di Southampton, ha permesso di stabilire che i livelli di anidride carbonica sono più che raddoppiati nel corso di 400mila anni e che questa ha comportato un aumento delle temperature stimabile tra i 4 e 6 gradi. Le cause? Incerte, per ora. Movimenti tettonici e la nascita dei giganti himalayani i principali indiziati. "I dati del passato geologico della Terra ci permettono di capire cosa accadrà in futuro agli uomini", spiega uno dei ricercatori, Steve Bohaty.


sabato 6 novembre 2010

Vulcano Merapi: Possibili effetti climatici

5 Nov 10 - "Un serbatoio di magma senza precedenti, si nasconde sotto il vulcano Merapi", dice Birger Luhr, un vulcanologo ricercatore presso GFZ (GeoForschungsZentrum) a Potsdam, in Germania.
"Una stima approssimativa indica che vi è tre volte magma più di quello che è stato espulso dal vulcano Tambora in Indonesia nel 1815 - la più grande eruzione degli ultimi 10.000 anni, che ha portato ad un raffreddamento del clima a livello globale.
Temo che una tale eruzione potrebbe innescare una prossima era glaciale.
L'eruzione del Tambora causò "L'anno senza estate" del 1816, quando nevicava tutti i mesi dell'anno in Vermont. Gli agricoltori lo chiamarono "ore 18 e congelato a morte».

Anche se gli scienziati non sanno cosa fare di questa grande quantità di magma, Der Speigel riporta che i geologi prevedono una potenziale grande eruzione.
'Noi possiamo solo ipotizzare cosa farà il vulcano', dice Birger Luhr. "Merapi è difficilmente prevedibile"

venerdì 5 novembre 2010

Ecco una cometa come non si era mai vista

Un incontro ravvicinato avvenuto a circa 15 milioni di chilometri dalla Terra. La sonda della Nasa Deep Impact, grande come un'automobile, non ha mancato l'appuntamento con la cometa Hartley 2, accostandosi alla distanza minima consentita di 700 chilometri dal nucleo di roccia e ghiaccio e riuscendo a inviare a Terra e sugli schermi dei computer del Jet Propulsion laboratori (Jpl) della Nasa, dove si trova il centro di controllo della missione Epoxi.

«CI MANCA IL RESPIRO» - I tecnici hanno lavorato fin dalle prime ore della giornata per verificare che la sonda Deep Impact fosse nella posizione corretta per avvicinarsi alla cometa. Il pericolo da evitare erano i frammenti di ghiaccio che circondano come una nube il nucleo roccioso della cometa. Pochi minuti dopo aver raggiunto la distanza voluta (700 chilometri dal nucleo), la sonda ha puntato verso la Terra la sua antenna. A quel punto è cominciata una fase di controllo dei dati relativi alla sonda stessa e alle sue buone condizioni di salute. A verifiche avvenute, la Deep Impact ha cominciato a inviare a Terra i primi scatti della cometa, che ha curiosamente la forma di una nocciolina americana. Il suo nucleo appare irregolare e così bianco da essere brillante. «Ci manca il respiro al solo pensiero delle scoperte che ci aspettano», ha detto il coordinatore della missione Epoxi, Michael ÀHearn, dell'Università del Maryland.

GLI ALTRI INCONTRI RAVVICINATI - Quello tra la Deep Impact e Hartley 2 è stato il quintop incontro ravvicinato tra un veicolo spaziale e una cometa. La prima cometa ad essere avvicinata da una sonda spaziale è stata quella di Halley, che nel 1986 ha incontrato la sonda Giotto, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Nel 1999 è stata la volta della Wild 2, la cui polvere è stata catturata e portata sulla Terra dalla sonda della Nasa Stardust. La cometa 19P/Borrelly è stata avvicinata nel 2001 dalla sonda americana Deep Space. Infine la cometa Tempel 1 è stata avvicinata nel 2005 dalla piccola Deep Impact, che le ha scagliato contro un «proiettile» per studiare i detriti del nucleo.


mercoledì 3 novembre 2010

Temporale in corso ad Ardore

Violento acquazzone in corso ad Ardore dalle ore 19:04. In 15 minuti caduti quasi 20 mm di pioggia.

lunedì 1 novembre 2010

Fotografata la galassia più lontana

È un minuscolo punto di luce ma nasconde la galassia più lontana mai fotografata. L’impresa è riuscita al telescopio spaziale Hubble ed è stata confermata dagli astronomi europei che lavorano con il Very Large Telescope in Cile. La sua luce è così lontana che ha impiegato 13 miliardi di anni per arrivare sino a noi viaggiando alla velocità di 300 mila chilometri al secondo. Quando si formò l’universo aveva appena compiuto 600 milioni di anni dal Big Bang iniziale.
La sua taglia è piccola rispetto alla nostra Via Lattea, che ha un diametro di 100 mila anni luce e ai cui confini noi abitiamo. Quindi contenendo un numero di stelle minore (da un decimo a un centesimo) è poco luminosa e questa è la ragione per cui appare debole ed è stato arduo riprenderla anche per un potente telescopio come Hubble. Però quella poca luce intercettata ci racconta un capitolo importante dell’universo quando ancora era giovanissimo. Classificata UDFy-38135539, il telescopio spaziale della Nasa l’aveva intercettata con la sua Wide Field Camera-3 l’anno scorso impiegando ben 48 ore di esposizione per catturare il suo bagliore. Subito gli astronomi dello Space Telescope Science Institute di Baltimora si resero conto che doveva trattarsi di una galassia molto lontana, ma occorrevano altre misure per stabilire quanto remota fosse. Ora con il VLT sul monte Paranal nel deserto di Atacama sono riusciti nell’impresa precisando la sua distanza, appunto, in 13 miliardi di anni luce.
Allora l’universo non era molto trasparente e imponenti nubi di idrogeno creavano una fitta nebbia che impediva alla luce di viaggiare indisturbata. Tuttavia i raggi della piccola galassia primordiale dovevano essere così intensi da penetrare la nebbia al contrario di quelli di altre galassie più grandi ma più deboli. «Le foto di Hubble e di VLT», commenta Malcom Bremer della Bristol University e co-autore dell’articolo pubblicato su Natureche racconta la scoperta, «ci aiutano a capire come le isole stellari si formavano e crescevano. Quindi indagheremo altri candidati celesti simili è così amplieremo il panorama dello nostre origini».


La Nasa bombarda la Luna e trova argento e acqua

Dopo il bombardamento - effettuato dalla Nasa sul suolo lunare attraverso la sonda Lcross - è stata analizzata la colonna di detriti e vapore d'acqua sollevata. Nella zona esaminata sono presenti acqua e argento, oltre a zolfo, anidride carbonica, idrogeno, calcio, magnesio e mercurio. Secondo l'agenzia spaziale americana ci sarebbero le condizioni per uno stanziamento degli astronauti per condurre studi più approfonditi.